Sannita

Il radicale (a piede) libero


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A modo mio, un ricordo

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* * *

1º settembre 2004

Salisburgo, Austria. Io e mia madre giriamo a zonzo per la città. Siamo venuti perchè lei voleva vedere (o meglio, sentire) i concerti dei Wiener Philarmoniker e dei Berliner Philarmoniker nell’ambito del Salzburg Festspiele, uno dei più importanti eventi di musica classica con cadenza annuale.

Di lì a poco, sarebbe finita la nostra vacanza. Mi arriva una notizia sul cellulare: Basayev ha preso in ostaggio un’intera scuola in Nord Ossezia. I russi dicono: “Tratteremo”. Non ci credo.

4 settembre 2004

Stazione di Salisburgo. La vacanza è finita. Aspettiamo il treno che ci riporterà a Vienna. Cazzeggeremo per la città, poi in serata ripartiremo per tornare in Italia. Sempre in treno, ma con la cuccetta.

Preso un po’ da nostalgia, mi avvicino all’edicola della stazione. Voglio comprare il Corriere per sapere come vanno le trattative a Beslan. Intravedo la foto. Decido di dare meno sguardi possibile al giornale. La mia faccia è tesa. Il giornalaio se ne accorge. In un italiano un po’ stentato, mi chiede se era tutto a posto. Gli rispondo in inglese: “Per adesso, sì”.

Do un’occhiata alla foto, enorme, sotto il titolo a nove colonne. L’impressione era quella giusta. Monta la rabbia, gli occhi si inondano di lacrime. Non di pietà, rabbiose.

I russi hanno fatto il bis. Le forze speciali russe hanno fatto il bis. Non gli è bastato il Teatro Dubrovka, per capire che non possono agire a testa di cazzo quando si tratta di queste cose. Non gli è bastato uccidere 129 ostaggi con un gas tenuto sconosciuto ai medici. Ora anche i bambini dovevano finire di mezzo.

Le lacrime sono difficili da mantenere mentre leggo la cronaca. Mi incazzo. Mamma mi dice di star calmo. Io le rispondo che incazzarmi è l’unico modo che ho per non piangere a dirotto e attirare l’attenzione. Perchè stavolta l’hanno combinata grossa. Tutti e due. Sia Basayev che le teste di cuoio, pardon, di cazzo russe.

Mi incazzo perchè so già che la verità, come nel caso del Teatro Dubrovka, non la sapremo mai.

Mi incazzo perchè saremo in grado di fare solo supposizioni e che le avremmo vendute come le uniche verità.

Mi incazzo perchè già so che i ceceni verranno arruolati in blocco fra i terroristi di al-Qai’da, senza distinzioni fra Maskhadov e Basayev.

Mi incazzo perchè quel rinnegato di Sergio Romano vomita vergognose menzogne – quello stesso giorno, senza perdere tempo – sul passato del popolo ceceno, come se la disinformacja russa non avesse già fatto abbastanza.

Mi incazzo perchè già so che nei giorni successivi sarebbe successo tutto questo. E che avremmo speculato sulla pelle di quei poveri bambini.

1º settembre 2005

Io che da radicale ho sempre spinto per la soluzione non-violenta. Io che ho sempre fatto appoggiato la frangia cecena moderata e non quella terrorista. Io che ho sempre distinto fra Putin e i suoi leccapiedi e l’innocente popolo russo.

Io, ad un anno di distanza, continuo ad essere al fianco del popolo ceceno e del popolo russo. Contro il lupo venduto Basayev, contro l’orso assassino Putin, contro gli avvoltoi dalle piume di tritolo wahabiti.

Io, ad un anno di distanza, continuo a chiedere verità, pace e giustizia per il popolo ceceno e per il popolo russo. Per i familiari delle vittime di Basayev, di Putin e della filiale cecena di al-Qai’da.

Perchè io non sono come certa gente che pubblicamente disprezza e segretamente apprezza Putin.

Perchè la nostra Rosa è ancora stretta nel pugno, pronta a ferire con le sue spine i veri assassini di Beslan.

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