Sannita

Il radicale (a piede) libero

Cose che ho imparato

Lascia un commento

Ho smesso di sopportare i bulli e i prepotenti un mattino del 2001, quando ebbi la forza di dirne quattro a un mio compagno di scuola più alto e grosso di me. Io non volevo fare una piazzata, ma lui sì. Mal gliene incolse, perché lo smerdai di fronte a quello stesso pubblico di fronte al quale lui voleva smerdare me.

Dire che rimasi da solo, dopo quel gesto di liberazione, sarebbe scorretto e ingiusto nei confronti dei pochi, ma buoni, amici che rimasero con me, ma rimasi comunque isolato all’interno della mia stessa classe.

Vorrei poter dire che non me ne fotte più niente a distanza di 13 anni, ma non è del tutto così. Perché quell’evento mi ha lasciato dei segni dentro, come è normale che sia. E perché quel giorno imparai alcune cose.

La prima è che uno il prepotente lo fa finché glielo si lascia fare. La prepotenza è dettata non solo dalla ricerca di consenso sociale, ma dal silenzioso assenso della società. “Sono ragazzi, che vuoi che dica? E poi ci siamo passati tutti…”

La seconda è che prendere di petto qualcuno che gode di questo silenzioso assenso genera un sentimento ipocrita nella massa: nessuno avrà il coraggio di prendere il prepotente e mandarlo col culo per terra, ma sta sicuro che in privato ti verranno a dire che sei stato bravo.

La terza è che, se prendi di petto qualcuno, lo fai solo per te stesso. Certo, ti guadagni anche l’amicizia sincera di chi ti rimane accanto, ma la guadagni perché “you stood up for something, sometimes in your life“, citando Churchill.

Ieri qualcuno ha avuto la pessima idea di venire (metaforicamente, si intende) a cagarmi nel giardino di casa. Lo ha fatto per voler marcare la sua forza nei miei confronti, lo ha fatto come per dirmi “qui comando io, carino, impara a non disturbarmi”.

Grave, gravissimo errore.

Perché si da il caso che io non sia soltanto puntiglioso, testardo, egocentrico, parecchio presuntuoso e ancor di più incazzoso, nonché uno che, se gli fai girare i coglioni, sa “tenere la cottura” per anni se necessario, perché ha un’ottima memoria per i torti subiti.

Si da il caso che io, 13 anni fa, non ho imparato soltanto che un bulletto si può sconfiggere, ma anche che delle sue motivazioni, delle sue carenze, della sua storia personale che lo ha portato a essere tale, me ne sbatto altamente i coglioni.

Perché io non sono motivato dalla vendetta come Edmond Dantes. “Hatred is too strong an emotion to waste on someone you don’t like“. (cit.)

Perché io, molto più modestamente, sono la personificazione di quel karma che ti sei attirato da solo e che adesso ti prenderà a calci nel culo, finché di chiappe non te ne trovi tre.

The game is on.

Annunci

Autore: Sannita

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è - dal 2006 - utente di Wikipedia in italiano. Dal 5 aprile 2014, è nel direttivo dell'Associazione Wikimedia Italia, prima come segretario (2014-2016) e ora come responsabile progetti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...