Sannita

Il radicale (a piede) libero


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Perché non può non finire così

​Un giorno saprò affrontare il peggiore dei miei nemici, la persona che odio di più, che mi fa più paura di tutti, che mi ostacola e mi gambizza in ogni occasione, che mi fa pensare che la stasi sia preferibile al cambiamento “perché tanto come vuoi che vada a finire”.

Un giorno ci riuscirò, ma la verità è che vivo sempre come se quel giorno fosse la terra di Utopia.

Ma di certo non può finire che così. Perché non può non finire così.


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Come si dovrebbe costruire una timeline alternativa?

Questo post ci ha messo tanto a vedere la luce. Nato con l’intenzione di dare delle riflessioni sparse su un tema (la fantascienza ucronica) che a me piace tantissimo (e che, purtroppo, spesso e volentieri viene eseguita male), è diventato forse un po’ più complesso di quanto inizialmente previsto.

In parte, le riflessioni influenzate dal fatto che non molto tempo fa ho finito di vedere The Man in the High Castle (tra l’altro il libro da cui è tratto è stato il mio primo vero libro), che mi piace spesso giocare a Civilization, in particolare con un mod che si chiama Caveman 2 Cosmos (che fa largo uso di ipotesi alternative) e soprattutto dalla visione di molti video di AlternateHistoryHub. Insomma, come ho già detto, a me la fantascienza ucronica piace molto.

Il linguaggio non sarà sempre carino e coccoloso, siete avvertiti.

Ok, basta con l’introduzione, “let’s get straight to the biscuits” (cit.).

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Cose che ho imparato

Ho smesso di sopportare i bulli e i prepotenti un mattino del 2001, quando ebbi la forza di dirne quattro a un mio compagno di scuola più alto e grosso di me. Io non volevo fare una piazzata, ma lui sì. Mal gliene incolse, perché lo smerdai di fronte a quello stesso pubblico di fronte al quale lui voleva smerdare me.

Dire che rimasi da solo, dopo quel gesto di liberazione, sarebbe scorretto e ingiusto nei confronti dei pochi, ma buoni, amici che rimasero con me, ma rimasi comunque isolato all’interno della mia stessa classe.

Vorrei poter dire che non me ne fotte più niente a distanza di 13 anni, ma non è del tutto così. Perché quell’evento mi ha lasciato dei segni dentro, come è normale che sia. E perché quel giorno imparai alcune cose.

La prima è che uno il prepotente lo fa finché glielo si lascia fare. La prepotenza è dettata non solo dalla ricerca di consenso sociale, ma dal silenzioso assenso della società. “Sono ragazzi, che vuoi che dica? E poi ci siamo passati tutti…”

La seconda è che prendere di petto qualcuno che gode di questo silenzioso assenso genera un sentimento ipocrita nella massa: nessuno avrà il coraggio di prendere il prepotente e mandarlo col culo per terra, ma sta sicuro che in privato ti verranno a dire che sei stato bravo.

La terza è che, se prendi di petto qualcuno, lo fai solo per te stesso. Certo, ti guadagni anche l’amicizia sincera di chi ti rimane accanto, ma la guadagni perché “you stood up for something, sometimes in your life“, citando Churchill.

Ieri qualcuno ha avuto la pessima idea di venire (metaforicamente, si intende) a cagarmi nel giardino di casa. Lo ha fatto per voler marcare la sua forza nei miei confronti, lo ha fatto come per dirmi “qui comando io, carino, impara a non disturbarmi”.

Grave, gravissimo errore.

Perché si da il caso che io non sia soltanto puntiglioso, testardo, egocentrico, parecchio presuntuoso e ancor di più incazzoso, nonché uno che, se gli fai girare i coglioni, sa “tenere la cottura” per anni se necessario, perché ha un’ottima memoria per i torti subiti.

Si da il caso che io, 13 anni fa, non ho imparato soltanto che un bulletto si può sconfiggere, ma anche che delle sue motivazioni, delle sue carenze, della sua storia personale che lo ha portato a essere tale, me ne sbatto altamente i coglioni.

Perché io non sono motivato dalla vendetta come Edmond Dantes. “Hatred is too strong an emotion to waste on someone you don’t like“. (cit.)

Perché io, molto più modestamente, sono la personificazione di quel karma che ti sei attirato da solo e che adesso ti prenderà a calci nel culo, finché di chiappe non te ne trovi tre.

The game is on.


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Delle “privatizzazioni a debito” italiane (e del perché finiscano, sempre, nella merda)

Un mio amico mi ha chiesto: “tu che sei un esperto libercoso nonché attento osservatore della vita economica e politica del nostro paese, com’è che gli altri acquistano le nostre ex aziende di stato e noi invece siamo stati capaci solo di privatizzarle? Di chi è la colpa? Ma è una colpa? Vogliamo i nomi!!

Ecco qua le risposte.
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Considerazioni sull’acquisizione di Wikivoyage

1. Introduzione
Esattamente come il precedente post, questo post è nato per uso personale: stavolta però non dovevo farlo leggere a nessuno, si tratta solo di grafomania compulsiva.

Inoltre, buona parte di questo post comprende parte di questo post, che ho scritto per un altro blog e che ho integrato e aggiornato agli ultimi eventi.
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Integrazione di Wikizionario in Wikidata: un quadro esaustivo

1. Introduzione
Questo post è nato per uso personale, ossia per far leggere a un amico (admin su Wikizionario) una sintesi comprensibile della proposta di integrazione di Wikizionario in Wikidata. Dopodiché, ho deciso di riscriverlo e ampliarlo perché poteva tornarmi utile per far capire la situazione complessa alla base di questa integrazione.
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